Questa lettera è stata scritta dalla signora Tullia Todeschini, che nel marzo
2010 compirà 100 anni.
" Avevo cominciato pensando di scrivere una lettera a Babbo Natale. E
più ci pensavo più mi sembrava una lettera sbagliata. Perché mai -
dicevo -dovrei rivolgermi ad un signore con barba bianca chiamandolo
Babbo, quando mi trovo ad avere almeno trent'anni più di lui? Avrei
dovuto chiamarlo Fratello Natale, o ancora meglio Figlio Natale: ma mi
sarei sentita in imbarazzo con questi nomi strani.
E allora ho pensato di ritornare alla tradizione, quella tanto antica
nella storia italiana: meno renne, meno stivali da neve, meno vestiti
scintillanti e più grotta di sassi e paesaggio di povertà, con al centro
un bambino appena nato in condizioni disagiate, in compagnia di semplici
animali e di pastori abituati alla fatica.
Cosa chiedere a questo povero bambino nato da poco, indifeso, umile,
debole? Forse non è il caso di chiedergli ricchezze, successo, potere,
proprio perché non sono le cose che sembra possedere.
Forse è più giusto chiedergli di fare diventare gli uomini più semplici,
più legati al mondo della natura, più desiderosi di giustizia, più
sensibili ai valori della solidarietà, più rispettosi dei diritti dei
più deboli e di coloro che soffrono.
Forse questo è il modo migliore per festeggiare il Natale: riscoprire
assieme al bambino deposto in una culla di paglia e riscaldato dal fiato
di un bue e di un asinello il valore della fratellanza che non conosce
distinzioni di razza o di nazionalità.
Lasciamo Babbo Natale al mondo variopinto dei negozi e dei centri
commerciali e teniamoci stretto quel bambino che ci insegna a pensare ad
un mondo più giusto."