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LA CHIESA DI SAN CAMILLO DE LELLIS A PADOVA

 (Tratto da Vita Nostra marzo 2016 - anno 11 numero 1)

La chiesa non è solo un edificio, ma è anche il centro fisico della vita della comunità. Con questa presentazione (di cui ci sarà copia al banco dei giornali) la comunità di San Camillo vuole aiutare tutti coloro che entrano nella nostra chiesa parrocchiale ad apprezzare i tanti segni che racchiude, affinché ci aiutino ad essere più vicini tra noi e ci avvicinino a Dio.

La chiesa di San Camillo è al centro di una parrocchia “giovane”, per un quartiere “giovane”, sorto solo nel secondo dopoguerra, in una zona che era di campagna. Certo, non può vantare i mille anni di storia della chiesa di S. Nicolò, documentata fin dal 1088!

La rapida crescita di nuovi quartieri al di fuori delle mura cinquecentesche, che caratterizzò gli anni cinquanta, dopo le rovine della guerra, spinse il Vescovo di allora, Mons. Girolamo Bordignon, a fondare ben sette nuove parrocchie; la presenza del Policlinico e del Monoblocco ospedaliero al confine di una di queste lo indussero ad affidare questa nuova parrocchia ai Padri Camilliani, “specialisti” nell’assistenza ai malati.

La nostra chiesa, se non è antica, può però dirsi una chiesa “conciliare”, perché i lavori, su progetto dell’architetto Amedeo Ruffatto, cominciarono il 14 settembre 1965, proprio mentre a Roma cominciava l’ultima sessione del Concilio Vaticano II (dal 1960, anno della nascita ufficiale della parrocchia, le funzioni si celebravano su un altare di legno nel salone dell’odierno patronato.)

L’interno vuole rappresentare “una tenda sostenuta da un pilastro che, con le travi da questo diramantesi, dà l’idea di un albero, solido e vitale, sostegno della tenda del popolo di Dio in terra”, mentre l’altare, al centro, è il punto focale dove tutto converge. Nei primi anni era sormontato da un bel Crocifisso in legno della Val Gardena, ora nella cappella del  Santissimo;  il “tronco” di cemento della parete di fondo, dal 1996 è vivacizzato dal bellissimo MOSAICO “luminoso e maestoso” di GESÙ CRISTO RISORTO, trionfatore sulla morte e sull’oscurità del male, annunciatore di Vita Nuova e di liberazione dal peccato, quindi di gioia, che dà l’impressione di venirci incontro ed accoglierci tutti nel suo abbraccio d’amore. È opera dell’artista milanese Elena Mazzari, già autrice del mosaico di San Camillo, che si trova nella nicchia di destra, inaugurato nel 1984, e della Madonna della Salute del 1994, nella cappella di sinistra, dono dei parrocchiani a Padre Roberto Nava, per il 25° del suo sacerdozio e della sua presenza in parrocchia, prima come cappellano (1969) e poi come parroco, dal 1980.

Il   mosaico   della   MADONNA DELLA SALUTE, compatrona della parrocchia, è così presentato dall’autrice stessa: “La Madonna ci presenta Gesù, salute del mondo. Il Bambino ci porta la “salute” nel suo significato essenziale: ci porta quella luce che è vita e vince le tenebre del male. Tutto è luce, in questa composizione; da quella ancor tenue delle 12 stelle fino ad un’aureola solare, perché la devozione dei fedeli venga pervasa di ottimismo, fiducia e speranza. Il Bambino tiene nella mano un rametto di foglie (si tratta di un riferimento biblico, cfr. Genesi 2,9 ed Ez. 47,12): le foglie medicinali dell’albero della vita. Da Dio, per mediazione di MARIA, ci viene la salute del corpo e dello spirito”. Elena Mazzari continua: “Spero che questa Madonna raggiunga lo scopo che mi sono prefissa: non un semplice abbellimento, ma un incentivo a una fiduciosa preghiera. La piccola vetrata, a fianco, riprende in astratto i colori del mosaico, creando un cromatismo gioioso: la gioia che la Madonna dona a chi a Lei si rivolge con fiducia e amore”. Prima del 1994 nella cappella era collocata la copia di un dipinto della Vergine del ‘500, ispirato all’iconografia greco - bizantina, ora in sacrestia.

Il MOSAICO RAFFIGURANTE S. CAMILLO, inaugurato nel 1984 alla presenza del Vescovo Mons. Filippo Franceschi, viene così descritto dall’autrice: “Per quarant’anni, dopo la folgorazione della conversione, San Camillo e il malato, il povero, il sofferente, il peccatore, formano una unità inscindibile: la sofferenza dell’«altro» è la sua sofferenza … Il Santo, gigante di statura e di Carità, regge sulle braccia il malato e lo guarda con l’affetto di una madre amorevole per suo figlio … Il fulcro dell’opera è proprio lo sguardo di S. Camillo, tutto riversato sul malato, abbandonato sulle sue braccia tra le sue grandi mani, impastate di Carità... Il Santo è circondato da una luce fiammeggiante, simbolo della forza esplosiva del suo Amore. L’esecuzione non è il tradizionale mosaico, bensì una tecnica a grossi blocchi, più forte e più aspra”. L’artista voleva “bandire ogni sdolcinatura e mettere a fuoco solo la forza dell’Amore”. “Anche la vetrata in vetro-cemento riprende in astratto la medesima colorazione, ma vuole significare la scala di San Camillo dall’oscurità iniziale - della sua vita rude di militare e giocatore – alla purificazione attraverso il suo operare per il prossimo, fino all’esplosione più grande del suo amore per Dio”.

La chiesa, nel progetto dell’architetto, non prevede la presenza di statue. Per questo motivo, nel 2004, è stato affidato allo scultore Mario Iral, docente presso l’Istituto d’Arte P. Selvatico, il BASSORILIEVO IN LEGNO di S. ANTONIO, il santo di Padova! L’artista ha voluto raffigurare “un giovane uomo, che possiamo incontrare nelle nostre strade, che parla anche al mondo d’oggi, con il Libro della Parola di Dio, il giglio della purezza di cuore, che ci donano la presenza di Gesù - Dio, e in basso, una colomba, perché S. Antonio è stato un uomo di pace. E quanto c’è bisogno oggi di pace nel mondo!”.

Nella parete di fondo della cappella del Santissimo, in occasione del 50° della parrocchia, sono state collocate tre ANTICHE ICONE (foto a fianco) rappresentazioni sacre tipiche delle chiese orientali, che non avevano scopi estetici, ma esclusivamente religiosi: dovevano esprimere con l’immagine ciò che il Vangelo esprime con la Parola, quindi erano “un atto d’Amore, di Fede, di Preghiera, di omaggio a Dio, avevano funzione didattica e catechistica”, tanto che al pittore non si chiedeva che fosse “bravo”, ma “santo”. 

    L’icona di sinistra è la più antica, del sec. XVII: rappresenta la TRASFIGURAZIONE di GESÙ, in veste candida, che emana i tre raggi della TRINITÀ, mentre i tre Apostoli sono tramortiti dalla rivelazione della divinità. L’icona centrale, del sec. XVIII, rappresenta la NATIVITÀ in più piani sovrapposti: in basso il dubbio di S. Giuseppe, tentato dal demonio, curvo, a significare l’insinuazione del male; a destra il bagno del Bambino, appena nato, ma prefigurazione del suo Battesimo nel Giordano e del fonte battesimale per tutti noi; nella parte superiore la natività, con una Madonna girata verso il mondo, verso di noi.L’icona di destra, del sec. XVIII, scuola di Mosca, raffigura la RESURREZIONE di CRISTO, anch’essa su più piani sovrapposti: in basso la liberazione dei santi dagli inferi; in alto l’arcangelo Michele accoglie i giusti in Paradiso, con Cristo e il Buon ladrone.

Nella zona del Battistero (alla destra dell’altare) sono state collocate due moderne icone, opera del nostro parrocchiano Giorgio Benedetti, raffiguranti la Crocifissione e l’Annunciazione.

Nella parete di fondo della chiesa è collocata la VIA CRUCIS. Le 14 stazioni sono i cartoni preparatori  (in bianco e nero) dei mosaici, realizzati da Elena Mazzari, collocati nella cappella della comunità camilliana di Verona.

L’ultima opera collocata nella chiesa (in ordine di tempo ma non certo di valore) è  il crocefisso vicino all’altare, utilizzato anche per le processioni.

È un’ ICONA DEL CROCEFISSO dipinta su ambedue i lati, con la parte dietro uguale alla parte davanti, opera del parrocchiano Giorgio Benedetti, inaugurata la domenica delle Palme del 2015, basata su un’opera del lucchese Berlinghiero Berlinghieri, del 1200. È una tavola di 80x53 cm. Ai piedi di Gesù ci sono San Giovanni e la Madonna; sopra, il Cristo Pantocratore che benedice e mostra il Vangelo, tra due angeli.

 (testo a cura di Gabriella Gambarin)

 

Panoramica dell’interno della chiesa