COME SOSTENERE ECONOMICAMENTE LA PARROCCHIA ?

Il problema che qui affrontiamo potrà non essere gradito ad alcuni, ma riteniamo che farlo rientri in una opportuna, anzi doverosa, campagna di sensibilizzazione dei parrocchiani di San Camillo, e che probabilmente potrebbe essere esteso a molte altre parrocchie.

Qualche volta dal pulpito il nostro parroco, Padre Roberto, vi ha fugacemente accennato, ma sembra che una veloce allusione al problema al termine delle S. Messe non sortisca gli effetti desiderati. Ebbene, di quale problema si tratta? Il problema consiste nel fatto che il sostentamento economico della Parrocchia fornito dai parrocchiani non sarebbe stato sufficiente da solo a farla sopravvivere se non ci fosse anche l'aiuto proveniente dalla Casa di Accoglienza.

Poco male, si potrebbe rispondere; se i conti tornano ed alla fine nel bilancio parrocchiale ci sono addirittura dei residui, non si vede perché bisognerebbe andare in cerca di cambiare le cose.

Basta invece fermarsi un poco a pensare, perché il problema assuma un altro aspetto. Ed è proprio ciò che in questo articolo desideriamo fare: aiutare la comunità di San Camillo a riflettere sul problema del sostentamento economico della parrocchia.

La nostra chiesa di San Camillo de Lellis, vista dall’esterno

 

 

A CHI ONERI ED ONORI?

Quali sono le principali entrate ed uscite correnti presenti nel bilancio della parrocchia? Basta dare una occhiata ad esempio al numero di Vita Nostra di Ottobre 2017, dove è presentato un resoconto economico del 2015 e del 2016, per rendersi conto che le entrate correnti sono inferiori alle spese, anche se non di molto, creando così un disavanzo. Basta però che un anno compaiano delle spese straordinarie - cosa che accade spesso, vista la complessità della realtà parrocchiale - perché questo disavanzo diventi pesante.

Naturalmente sono escluse sia in entrata che in uscita le voci riguardanti la carità, nelle quali per altro la nostra parrocchia si dimostra generosa. La domanda ovvia che si pone è: a chi spetta l'onere e l'onore di far fronte a questo disavanzo? Solo un ingenuo potrebbe rispondere: al Parroco, alla Diocesi o alla Divina Provvidenza.

Se noi parrocchiani troviamo una Chiesa pulita, accogliente e soprattutto calda d'inverno, chi ne trae beneficio?

Se le nostre cerimonie sono molto curate, sia negli addobbi floreali che nell'accompagnamento musicale, sia nei libretti predisposti in ogni cerimonia in centinaia di copie, che negli apparati liturgici, chi ne trae grande gioia e conforto spirituale?

Se i pranzi e le cene in Salone, offerti a costi promozionali e preparati con tanta cura e perizia dal gruppo ricreativo, sono uno dei più bei modi per trovarci a festeggiare tante ricorrenze, chi è che ne ha la vita allietata e riempita di rapporti fraterni e amicali?

Sappiamo che, oltre dalla dedizione dei nostri Sacerdoti, tutto ciò deriva dall’impegno gratuito dei tanti volontari che operano nei diversi gruppi. Ma ha anche dei costi materiali (il maggiore è il riscaldamento, ma ve ne sono molti altri), cui dovrebbero sopperire tutti coloro che frequentano la chiesa e le altre strutture. In altre situazioni ecclesiali è scontato che il funzionamento materiale ed economico della comunità sia sostenuto completamente dai parrocchiani; e da chi altri se no?

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L'ALIBI

E veniamo al ragionamento che probabilmente molti parrocchiani fanno: visto che le entrate della Casa di accoglienza, grazie all’impegno dei volontari, bastano ed avanzano per coprire le necessità economiche della parrocchia, non c'è motivo di chiedere maggiori contributi. Ci sembra che questo alibi non regga molto di fronte alle due domande che seguono.

Vi sembra giusto che l'impegno dato gratuitamente da pochi volontari, a favore dei parenti dei ricoverati ospedalieri, sopperisca a quanto andrebbe corrisposto da chi usufruisce dei servizi parrocchiali?

E inoltre: non vi sembra più opportuno che i proventi della Casa di Accoglienza, frutto di un impegno di carità cristiana, vadano in massima parte destinati ad interventi di carità cristiana?

Infine, c'è un'altra considerazione da fare: qualora i costi della Casa di Accoglienza dovessero aumentare in modo vistoso per la necessità di assumere qualche dipendente, cosa non improbabile visto che il numero dei volontari attivi va progressivamente assottigliandosi, come penserebbe la Parrocchia di far fronte a nuovi bisogni? Non sarebbe meglio entrare da subito in un regime più virtuoso?

A questa ultima considerazione si potrebbe obiettare che è sufficiente reperire dei nuovi volontari. Purtroppo i ripetuti appelli rivolti a tal fine non hanno avuto finora molto successo.  Approfittiamo allora anche di questa occasione per chiedere a chi può dedicare qualche ora alla settimana di rivolgersi ai volontari della Casa di Accoglienza per dare la sua disponibilità.

UN INVITO

Invitiamo allora tutti coloro che frequentano la parrocchia a riflettere sul problema che abbiamo esposto, ed a prendere in seria considerazione il fatto che provvedere al buon funzionamento della parrocchia, nella misura adatta alle proprie possibilità,  non è un atto di generosità, come invece sono le offerte caritative, ma un semplice dovere civile, ancor prima che comunitario e religioso.

Ricordiamo che, oltre alla questua domenicale, la nostra parrocchia da sempre attinge ai nostri contributi con le buste per il riscaldamento e con due buste straordinarie a Pasqua e Natale. Basterà essere un po' più coscienti della nostra responsabilità di parrocchiani per rendere le buste più numerose e più consistenti. L'invito è particolarmente rivolto ai giovani e alle nuove famiglie, perché sono loro il futuro della parrocchia ed è auspicabile e importante che maturino questa sensibilità riguardo al suo sostentamento economico. 

Luigi Salce

 

 

     
  

torna all'indice - Vita Nostra marzo 2018 - anno 13 numero 1