Antiche icone nella Cappella del Santissimo - Chiesa di S. Camillo in Padova
Icona della Trasfigurazione
(XVII sec. - provenienza Russia centrale – cm 31,40 - 26,80)

Certificato di autenticità

Nel IV secolo l'Imperatrice Elena, madre di Costantino il Grande, fece costruire sul monte Tabor una chiesa per ricordare la Trasfigurazione di Cristo., su quel monte, episodio ricordato dai Vangeli. Ai luoghi biblici é legata anche l'origine della rappresentazione iconografica dell'evento che ritroviamo già nel VI secolo sul mosaico absidale del Monastero di Santa Caterina sul Sinai. Di questa prima raffigurazione si manterrà nei secoli lo schema compositivo di base. Il testo evangelico narra che, sei giorni dopo aver preannunziato agli apostoli la sua passione e morte e prima di andare per l'ultima volta dalla Galilea a Gerusalemme,

"Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse sopra un alto monte e li si trasfigurò, ed il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce" (Matteo,17.1-2). Il tema della luce, centrale nella festività, trova nell'icona la sua massima realizzazione facendone l'immagine più emblematica dell'iconografia intesa come mistica solare, come arte che concepisce la luce ontologicamente. La luminosità dell'icona, che la tradizione vuole sia l'espressione della presenza conduttrice dello spirito, é interna all'immagine stessa.

Anche in quest'icona della fine del '600 Cristo glorioso é rappresentato secondo i canoni tradizionali dell'Ascensione: la figura slanciata, come é normale nella iconografia russa, emana la luce che dà vita e colore al nimbo di gloria. Rappresentazione dei cieli, della totalità delle sfere dell'universo creato, la mandorla rotonda appare animata da un effetto di progressiva espansione, il cui movimento é accompagnato e ampliato dalle figure di Mosé ed Elia che affiancano il Cristo. Mosé a sinistra con le tavole della legge ed Elia simboleggiano la legge ed i profeti, essi sono soprattutto i veggenti dell'Antica Alleanza ai quali Dio si è rivelato sul Sinai. Sul monte Tabor, accanto a Cristo, essi sono ora in colloquio con Lui.

Dalla figura di Cristo all'interno della mandorla si irradia la luce sotto forma di tre raggi rossi che colpiscono gli apostoli. All'immobilità della mandorla si contrappone il movimentato dinamismo dei tre apostoli sconvolti dalla accecante luce: Giovanni al centro, Giacomo a destra e Pietro a sinistra che sta parlando con Cristo "Signore é bello per noi star qui...".

Ai lati in basso sono rappresentate le scene della salita e quindi della discesa sul monte Tabor, prima e dopo la trasfigurazione del Signore. In alto invece appaiono Mosé ed Elia che si avvicinano a Cristo nella mandorla, accompagnati da due angeli.

La suggestiva composizione si realizza in una pittura pregevole, buon esempio della produzione iconografica della Russia centrale della fine del XVII secolo.

Tradizionale é l'esecuzione dei volti, dipinti con le chiarificazioni progressive di ocra e lumeggiature bianche; classica anche la pregevole esecuzione delle vesti dei personaggi, mosse da ricchi panneggi che fissano ora la solenne staticità ora il vivace dinamismo movimentato delle pose.

Tradizionale anche il terreno della montagna che viene reso ad aride balze rocciose con un leggero fondale sempreverde.

Nell'insieme le caratteristiche compositive, pittoriche e cromatiche della tavola danno vita ad una immagine di grande suggestione e godibilità estetica.

L'icona si presenta in buono stato di conservazione.

 

dr. Enzo Bucceri

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