Antiche icone nella Chiesa di S. Camillo de Lellis a Padova

Considerazioni sulle Icone

 

Le sacre icone (immagini) sono una manifestazione artistica di fede molto diffuse ancora oggi soprattutto tra i Cristiani d’oriente (Greci, Slavi, Russi), pur essendo nate e diffuse tra le prime comunità di tutti i Cristiani dal IV e V sec. quando ancora le Chiese d’oriente e d’occidente erano unite, prima dello scisma del 1.054. Fanno parte quindi anche della tradizione del Cristianesimo occidentale.

 

Nell’ VIII sec. si sviluppò un movimento contrario alle icone (iconoclàsti) che si rifaceva alla tradizione  dell’Antico Testamento secondo la quale non era possibile rappresentare Dio, perché qualunque immagine veniva fatta di Lui non poteva essere che un idolo pagano, in quanto Dio, non avendo corpo né forma non era rappresentabile in alcun modo. Tra gli strenui difensori delle immagini furono  S. Germano di Costantinopoli e S. Giovanni Damasceno i quali, nelle loro argomentazioni, dimostrarono che, con l’Incarnazione e con la presenza corporea del Figlio di  Dio in terra, tale proibizione non aveva più ragione d’essere poiché era stata mutata la relazione tra il Creatore e la creature. La realtà corporea di Cristo ne permetteva la rappresentazione.

 

Tutte le sacre icone, fondandosi sull’Incarnazione, sono icone di Cristo: sia quelle che Lo raffigurano direttamente, sia quelle che si riferiscono ai momenti più significativi della Sua vita terrena (le Feste).

Nei Padri della Chiesa si fece chiaro il concetto che il fondamento teologico dell’icona è nell’Incarnazione di Cristo, in virtù della quale nella Sua immagine sono presenti, come nella persona del Dio-Uomo, entrambe le Sue nature.

 

Il VII concilio di Nicea del 787 condannò l’iconoclasmo ed affermò che le sacre icone (immagini) hanno significato liturgico, educativo e dogmatico come le Sacre Scritture e che se a Dio solo è dovuta l’Adorazione, alle sante icone si deve rivolgere, senza timore di deviare dall’ortodossia, una profonda venerazione. La Chiesa quindi, dal IX sec. in poi custodì e tramandò i canoni di quest’arte sacra, dettando precise norme e schemi agli artisti.

 

Ci ricorda lo scrittore teologo del XX sec. Evdokìmov che il VII Concilio dichiara esplicitamente:”Sia mediante la contemplazione della Scrittura, sia mediante la rappresentazione dell’icona … noi ci ricordiamo di tutti i prototipi e siamo introdotti presso di loro” . Il  successivo Concilio dell’ 860 afferma nel medesimo senso: “ Ciò che il Vangelo ci dice con la parola l’icona ce l’annuncia con i colori e ce lo rende presente”.

 

A livello personale noi possiamo  considerare più semplicemente nelle sacre icone :

 

1una rappresentazione fedele di quanto ci tramandano le Sacre Scritture, realizzata secondo schemi e simboli consolidati nel tempo, approvati, custoditi, tramandati e dettati agli artisti dalla Chiesa

 

2Un atto di amore, di fede, di preghiera  e di omaggio a Dio.

Spesso gli iconografi erano monaci, dedicavano la loro vita alla ricerca e alla meditazione della Verità che discendeva nell’icona, e passavano un mese in digiuno e preghiera prima di cominciare la loro opera, docili agli insegnamenti della Chiesa, depositaria e custode della tradizione. Nelle mani dell’iconografo l’opera diventava una preghiera, priva di canoni di bellezza individuali, per porsi umilmente al servizio dei fratelli nella fede.

In questo senso si diceva che l’iconografo “scriveva” l’icona in quanto prestava solo le sue mani ed il suo talento, consapevole di avere ricevuto una missione da compiere.

Per questo prima di accingersi a dipingere un’icona, l’iconografo pregava con un’antica formula:

 

O Divino Maestro,

fervido artefice di tutto il Creato,

illumina lo sguardo del tuo servitore,

custodisci il suo cuore, reggi e governa la sua mano.

Affinché degnamente e con perfezione possa rappresentare

La Tua immagine, per la gloria e la bellezza della Tua Santa Chiesa

 

3Una funzione didattica e catechetica per tutti delle immagini sacre come sostenuto da S. Gregorio Magno

 

4 – Una occasione di meditazione e di riflessione sulle Verità della Fede ed uno strumento che può farci sentire più vicini a Dio e facilitare il nostro colloquio con Lui e la nostra preghiera.

…………………………..

Nella tradizione dei popoli Slavi ed in particolare Russi, l’icona non è presente solo nelle Chiese, ma anche nelle case, illuminata da una lampada e posta in alto, nell’angolo d’onore, il cosiddetto angolo bello, verso il quale gli ospiti si inchinano prima ancora di salutare il padrone di casa. L’icona accompagna ogni momento della vita e così sono nate le icone da viaggio, l’icona del matrimonio, l’icona per le processioni, l’icona che viene posta fra le mani del defunto.

 

Per realizzare un’icona si parte da una tavola di legno stagionato (preferibilmente tiglio o cipresso) su cui si incolla una tela che viene poi ricoperta con sette mani di colla o gesso.

Generalmente i bordi dell’icona sono rilevati: l’incavo (arca) reca la figura più importante, mentre la cornice può essere ornata con figure secondarie. Sulla testa dei personaggi sono indicati, anche se abbreviati, i nomi dei personaggi.

La tendenza a spiritualizzare si rivela anche nell’estrema stilizzazione delle figure e della natura sempre semplici e schematiche.

Sulla tavola si incide prima il disegno facendo riferimento a cerchi e triangoli simboli dell’eternità e della Trinità divine.

I colori, pigmenti e terre miscelati con tuorlo d’uovo, vengono usati secondo il loro valore trascendente. Ogni colore ha un simbolismo legato alla rappresentazione dell’umanità o della divinità e viene steso secondo una tecnica detta “illuminazione” dallo strato più scuro a quello più chiaro con un preciso significato teologico: riproduce infatti il cammino dell’uomo verso la “nuova creatura” trasfigurata dalla luce di Dio.

 I colori per la divinità sono l’oro, la porpora, il bianco . A titolo d’esempio la tunica di Gesù è rossa e su di essa vi può essere un mantello blu in quanto alla natura divina Cristo ha voluto aggiungere anche la natura umana. Viceversa per la Madonna la veste è in genere di colore blu con mantello rosso perché è stata resa partecipe della divinità di Gesù.

Molti sono  i simboli o le scritte abbreviate che appaiono sulle icone.

A titolo d’esempio, sulla testa e sulle spalle della Vergine sono indicate 3 stelle (antico simbolo siriaco di Verginità) per indicare appunto la Sua verginità prima, durante e dopo il parto.

 

Referenze bibliografiche:

 

· P.N.Evdokìmov – Teologia della bellezza. L’arte dell’icona (Edizioni Paoline 1.990)

 

· M.Alpatov – Le icone Russe – (Einaudi - Torino 1.976)

 

· V.Lazarev – Storia della pittura bizantina – (Einaudi - Milano 1.967)

 

· E.Sendler – L’icona, Immagine dell’invisibile (teologia, estetica e tecnica)– (Edizioni Paoline 1.984)

 

· O.Popva, E.Smirnova, P.Cortesi– Icone- - Guide cultura Mondadori (Milano 1.995)

 

     

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