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Sei giorni dopo avere preannunziato
agli Apostoli la Sua passione e prima di salire per l’ultima volta dalla
Galilea a Gerusalemme, “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte sopra un alto monte. E si trasfigurò
alla loro presenza e il suo volto risplendette come il sole, e le sue
vesti divennero bianche come la luce” (Matteo 17. 1-2)
Il modulo iconografico è strutturato sull’associazione di un cerchio e
di un triangolo: al centro del loro punto di congiunzione si colloca la
figura di Cristo trasfigurato. Le vesti di Cristo sono di un bianco
immacolato e infondono luce a tutta la rappresentazione: Cristo appare
circonfuso da uno splendore che già possiede intrinsecamente. I testi
liturgici sottolineano insistentemente come la reale trasfigurazione sia
di fatto quella degli Apostoli, ai quali per un istante gli occhi si
aprono, e si svela nella luce la gloria del Salvatore. La dimensione
terrena degli Apostoli trova nella icona della Trasfigurazione una
espressione di grande efficacia nelle figure che, colpite dalla luce
Trinitaria (tre raggi), sono sempre animate da un movimentato dinamismo.
Il linguaggio pittorico, sottolineando con l’immobilità la conquista
della divinità e della sua pace (la parte superiore dell’icona, la
visione), esprime con una mobilità disordinata il turbamento di chi non
è ancora posseduto dalla Grazia.
Immobili sono il Salvatore e di fianco a Lui Mosè (che rappresenta i
morti) ed Elia (che rappresenta i viventi in quanto trasportato in cielo
da un carro di fuoco).
Gli Apostoli invece, presi da un impulso prettamente umano, vediamo si
contorcono e sono letteralmente a testa in giù.
Sulla sinistra l’icona rappresenta inoltre gli Apostoli che salgono con
Cristo la montagna prima della Trasfigurazione e sulla destra ne
discendono. |
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