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PARROCCHIA DI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 08/02/2026

  

 Abbiamo cominciato domenica scorsa a leggere il cap. 5° del vangelo di Matteo che riporta il così detto “Discorso della montagna”, una raccolta di insegnamenti che delinea il programma di Gesù per i suoi seguaci, per noi.
All’inizio Gesù proclama le 9 beatitudini, che propongono una serie di valori e di modi agire tanto diversi, a volte opposti, a quelli semplice¬mente umani così presenti nella nostra mentalità moderna, e da cui anche noi cristiani siamo influenzati: dichiara beati i poveri, coloro che piangono, beati i miti, i misericordiosi, i perseguitati e i calunniati...
Poi continua con il brano appena ascoltato, con le indimenticabili metafore del sale e della luce. Per dirci: se i suoi discepoli vivranno così, secondo il codice delle beatitudini, la loro presenza avrà un impatto pubblico, daranno un contributo decisivo alla convivenza sociale. Anche se appaiono un gruppo insignificante di fronte al potente impero romano dell’epoca, saranno essi la “minoranza creativa” che darà sapore e luce al mondo.
Un’altra utopia di Gesù? Un’altra pretesa ridicola e irrealizzabile?
Intanto possiamo affermare che questo è veramente accaduto. In pochi anni il nuovo messaggio di Cristo si è diffuso in tutto il mondo allora conosciuto, dall’Europa al nord Africa fino all’India, plasmando in poco tempo l’intera cultura occidentale. Tanto che l’autore della lettera a Diogneto, un importante testo del 2° sec. dopo Cristo, poteva affer¬mare: i cristiani rap¬pre¬sentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. E dal 3° secolo in poi, anche grazie all’esplicito appoggio alla religione cristiana assicurato dal potere politico, essa si è rapidamente diffusa in tutto il mondo e ha segnato decisamente le società fino all’epoca contemporanea.
Gesù non ha fondato una Chiesa separata dal mondo e autoreferen-ziale, nascosta nei suoi riti e dottrine a volte complicate, rinchiusa in sé stessa e nei suoi problemi. Gesù vuole introdurre nella storia umana un gruppo di seguaci capaci di trasformare la vita mettendo in pratica le beatitudini.
Il sale in sé non è cosa di gran valore, costa poco. Se resta chiuso in un barattolo, non serve a nulla. Ma produce i suoi effetti quando si mescola con gli alimenti: sparisce, ma dà sapore a tutto. Lo stesso quando si accende una luce: illumina solo quando attorno c’è il buio.
Tutti sappiamo a cosa serve il sale. Impedisce che gli alimenti, che in sé sono già buoni, si corrompano e che li possiamo assaporare meglio quando ci risultano insipidi. Il sale è necessario. 
Il mondo non è cattivo, però lo possiamo rovinare. La vita è bella e ha sapore, ma a volte ci può risultare insulsa e noiosa. Una Chiesa che pratica le beatitudini aiuta la società a non corrompersi, a non essere disumana. I discepoli di Gesù che mettono in pratica il suo Vangelo aiutano a scoprire e a promuovere il vero senso della vita.
Ma c’è un problema, e Gesù ne è consapevole e lo dice. Se il sale diventa insipido, non serve più a nulla e va buttato. Il cristianesimo appare inutile, i cristiani sono ignorati o compatiti come sognatori illusi.
Lo stesso accade con la luce. Tutti sappiamo che serve per illuminare. La proposta di vita portata da Gesù illumina il senso profondo della vita, a condizione che mettiamo in pratica il Vangelo, così che il mondo veda “le opere buone” di chi si dichiara cristiano. Non dobbiamo nasconderci, e neppure esigere riconoscimenti e prestigio. Ma mescolarci fra tutti senza perdere la nostra identità, essendo coerenti e credibili.
Una utile indicazione ci viene dal profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Ci ammonisce chiaramente: non sono i riti e le belle liturgie che Dio gradisce, ma le opere concrete a favore del prossimo bisognoso: condividere il pane con gli affamati, accogliere i senza casa, consolare gli afflitti. “Allora brillerà fra le tenebre la tua luce”.
Per tanti aspetti siamo tornati a vivere in una situazione simile ai primi tempi della Chiesa: noi seguaci di Gesù siamo una piccola minoranza in mezzo a un mondo molto più potente di noi e che la pensa diversamente.
Ci sono tanti aspetti di tenebra nel mondo nel quale viviamo, è superfluo elencarli, li conosciamo bene, ne abbiamo evidente dimostra-zione ogni giorno. Chi porterà un po’ di luce? Chi darà sapore a questa vita per tanti aspetti così problematica?
Noi possiamo realizzare il sogno di Gesù e dare sapore e luce, dare un’anima a questo nostro povero mondo. È un compito impegnativo ma entusiasmante. Uniti fra noi e con Gesù, si può fare! 

 

SAN CAMILLO DE LELLIS

PAGINA DELLA PAROLA
- commento alla liturgia domenicale -

donato

p. Donato Cauzzo