Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

PAGINA DELLA PAROLA
- commento alla liturgia domenicale -

Mt 20,1-16 (domenica 20/09)

 

La scena descritta oggi da Gesù nella parabola degli operai della vigna si è ripetuta innumerevoli volte in tutta la storia e in ogni parte del mondo. Braccianti giornalieri senza un lavoro fisso, che vengono ingaggiati per qualche lavoro stagionale o saltuario. Lo si può vedere anche oggi in tanti paesi del nostro sud, e l’ho visto anche a Roma. In alcuni punti stabiliti, al mattino presto si radunano gruppi di immigrati dall’est, o dei paesi ex Jugoslavia, o delle coste africane del mediterraneo. A una cert’ora arrivano dei pulmini e caricano un certo numero di lavoratori. Gli altri rimangono lì, e sperano per il giorno successivo.
Questo padrone della vigna è bravo. Passa a raccogliere braccianti non solo all’alba, ma altre 4 volte. L’ultima addirittura alle cinque del pomeriggio, quando manca solo un’ora per concludere la giornata lavorativa.
Tutto normale dunque nel racconto di Gesù… fino al momento della paga dei lavoratori a fine giornata. Qui l’atteggiamento del padrone è sconcertante, perché dà a tutti l’identico salario (un denaro), indipendentemente da quante ore hanno lavorato.
Comprendiamo benissimo la lamentela di quelli che hanno faticato tutto il giorno: chi ha lavorato un’ora sola riceve la stessa paga di noi che ne abbiamo lavorato 12? Chiamano il sindacato e inscenano una bella e sacrosanta protesta, in nome della giustizia retributiva, sancita da tutti gli statuti dei lavoratori di tutto il mondo. Lui stesso del resto aveva detto ad alcuni: vi darò quello che è giusto…
Ma il padrone è irremovibile e tratta il povero sindacalista con parole durissime: prendi i tuoi soldi, quanto abbiamo stabilito nel contratto, e vattene! Non posso fare dei miei soldi quello che voglio? Sei invidioso perché io sono buono?
Difficile giustificare questo padrone, e dunque Gesù che ha inventato questa parabola.
Ma, come tante altre volte, Gesù è sconcertante e ragiona in modo diverso da noi!
La chiave per comprendere il senso di questo racconto è nella prima lettura, dove il profeta Isaia fa dire a Dio: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri… quanto il cielo è distante dalla terra, tanto il mio modo di pensare (e di agire) è distante dal vostro”.
Cosa ci vuole dire Gesù?
Noi siamo preoccupati di quanto l’operaio produce in tot ore di lavoro. A questo padrone - che rappresenta Dio - interessano le persone, non la produzione. Gli dispiace che alcuni restino senza lavoro e siano offesi nella loro dignità. Anch’essi a casa hanno una famiglia da sfamare, e se nessuno gli dà un lavoro non portano a casa nulla. 
Perché allora è giusto - come fa il padrone della vigna - dare anche agli ultimi la paga giornaliera di un denaro, come ai primi? Perché un denaro è il minimo per una vita dignitosa per sé e la propria famiglia!
“Nessuno ci ha presi a giornata” dicono i disoccupati. Non interessiamo a nessuno!
Ma a Dio, che è un Padre, interessano tutti i suoi figli, vuole che tutti ricevano attenzione e una condizione di vita dignitosa. Ecco perché “gli ultimi saranno i primi…”: perché sono i più deboli, senza diritti, senza protezione del sindacato, senza la soddisfazione di un lavoro sicuro e ben retribuito…
Un’altra volta aveva detto: sono venuto per i peccatori, gli ultimi, gli scartati, non per i giusti, per chi si ritiene a posto…
In controluce si sente l’eco della persistente polemica che contrapponeva Gesù agli scribi e ai farisei. Vedendolo accogliere e perdonare i peccatori, andare a pranzo con loro, prima che avessero fatto qualcosa per meritarselo, lo criticavano aspramente. Loro sì erano a posto con la legge, le loro opere buone li rendevano graditi a Dio, avevano diritto alla salvezza, se l’erano meritata osservando scrupolosamente la legge. Quelli invece… Non sopportavano che i peccatori, i lontani da Dio, gli ultimi arrivati fossero accolti e trattati così bene da Gesù.
Ma Gesù insegna, specialmente con le parabole, che proprio così si comporta Dio con noi: prima che ce lo meritiamo, egli ci ama, ci perdona, ci salva.
Possiamo concludere con le parole del salmo responsoriale: “Misericordioso e pietoso è il Signore… Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutto ciò che fa”. 
Dunque: è ingiusto il padrone della vigna, è ingiusto Dio che è buono e misericordioso con tutti? O siamo ingiusti noi che la pensiamo diversamente da lui e lo critichiamo?

donato

p. Donato Cauzzo