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Mt 10,26-33

  

Il passo del Vangelo appena proclamato fa parte di quella sezione, il cap. 10 di Matteo, che viene generalmente chiamata il “discorso apostolico”. Ne abbiamo ascoltato una parte anche domenica scorsa.

Dopo aver scelto i dodici apostoli come suoi speciali collaboratori, Gesù li invia per le città e i villaggi della Palestina dando loro il potere di compiere miracoli e consegnando una serie di istruzioni su come svolgere la missione. Tra l’altro, li mette in guardia dai pericoli che incontreranno: “vi mando come pecore in mezzo ai lupi”, come il non essere compresi, le denunce in tribunale, fino al rifiuto, alla persecuzione e perfino la morte. Ma Gesù li rassicura. Nel passo ascoltato, in poche righe viene ripetuta per ben tre volte l’esortazione: “non abbiate paura”.

Non dimentichiamo che Matteo scrive il suo Vangelo alcuni decenni dopo la morte e risurrezione di Gesù. La comunità cristiana aveva già fatto esperienza del rifiuto e della dura persecuzione da parte dei giudei e anche dell’impero romano. Alcuni degli stessi apostoli avevano già subito il martirio, come Giacomo a Gerusalemme e Pietro a Roma. Ecco perché l’evangelista è così ricco di particolari nel descrivere cosa attende i missionari, e anche l’insistenza sul non avere paura.

Di fatto, le persecuzioni non hanno frenato lo slancio della prima comunità cristiana. La diffusione è stata rapidissima. In pochi decenni l’annuncio del Vangelo di Cristo è arrivato in tutto il bacino del Mediterraneo e anche oltre. Finché nel 313 con l’editto di Milano degli imperatori Costantino e Licinio la religione cristiana è stata riconosciuta e ammessa in tutto l’impero al pari di tutte le altre religioni, mettendo così fine alle persecuzioni.

Ha ancora senso per noi oggi riascoltare queste parole di Gesù?

Intanto sappiamo che il tempo dei martiri cristiani non è finito, tutt’altro. Solo nel XX sec. gli storici stimano che siano stati uccisi tra i 40 e 45 milioni di cristiani (fra cattolici, ortodossi e protestanti) a motivo della loro fede, a fronte delle poche migliaia di martiri dei primi secoli della Chiesa. Anche oggi in diverse parti del mondo fedeli cristiani subiscono diverse forme di persecuzioni e non di rado anche la morte a motivo del loro credo religioso.

Ma anche guardando più vicino a noi, dobbiamo constatare che non è più “di moda” essere riconosciuti come cristiani. Il mainstream culturale mal sopporta o a volte anche osteggia chi mostra la propria identità di credente cristiano e i segni che la rappresentano. Chi argomenta le proprie convinzioni e scelte di vita secondo i valori proposti da Cristo nel Vangelo viene sminuito, compatito, a volte anche denigrato e messo a tacere. Mi hanno riferito che tra i nostri adolescenti, che hanno da poco concluso l’itinerario di iniziazione cristiana con i sacramenti, non pochi si vergognano di farsi scoprire dai loro coetanei ad andare in chiesa o a incontri di formazione cristiana.

Siamo tornati ad essere una piccola minoranza, un “piccolo gregge” secondo le parole di Gesù. Ma il Vangelo annunciato da Cristo è ancora la parola di speranza per il nostro mondo, per i nostri contemporanei, la lieta notizia che un mondo migliore è possibile.

Magari non è più il tempo della predicazione, come è stato per tanti secoli. Ma è il tempo dei testimoni: mostrare con la vita la bellezza di accogliere e praticare l’insegnamento di Cristo. Mostrare che vivere così ci rende felici e migliora la vita.

Gesù ripete anche a noi oggi: non abbiate paura!

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

PAGINA DELLA PAROLA
- commento alla liturgia domenicale -

donato

p. Donato Cauzzo