
Secondo il racconto dell’evangelista Matteo, la poesia e la gioia della nascita a Betlemme sono durate ben poco. Presto la famiglia di Gesù ha vissuto la tragica esperienza dei rifugiati, costretti a fuggire dalla propria casa per cercare asilo in un paese straniero. Con la nascita di Gesù la pace non è arrivata nella loro casa. Al contrario, sono stati subito coinvolti in ogni tipo di minaccia, intrigo e difficoltà.
Tutto inizia quando vengono a sapere che Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Come spesso accade, sotto l'apparente benessere di quel regno potente si nascondeva non poca violenza e crudeltà. La famiglia di Gesù cerca rifugio in Egitto, fuori dal controllo di Erode, un asilo ben noto a coloro che fuggivano dalla sua persecuzione. Di notte, in modo precipitoso e angosciante, inizia la loro odissea.
Tempo dopo, sembra che potranno godere della pace perché “sono morti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. La famiglia torna in Giudea, ma scopre che lì regna Archelao, noto per la sua “crudeltà e tirannia”, come ha scritto lo storico del 1° sec. Giuseppe Flavio. Di nuovo, l'angoscia, l'incertezza e la fuga in Galilea, per nascondersi in un villaggio sconosciuto, Nazareth.
Possiamo immaginare un racconto più contrario alla scena idilliaca della nascita di Gesù tra canti di pace, cori di angeli, in una notte meravigliosa illuminata dalla stella cometa?
Qual è il messaggio di Matteo nel descrivere con tratti così cupi i primi passi di Gesù?
La prima cosa è non sognare ma guardare in faccia la dura realtà della vita. La pace che porta il Messia non è un dono caduto dal cielo. L'azione salvifica di Dio si fa strada tra minacce e incertezze, lontano dal potere e dalla sicurezza. Coloro che lavorano per un mondo migliore con lo spirito di questo Messia, lo faranno condividendo la debolezza dei minacciati, non stando dalla parte dei potenti e prepotenti.
Diventando uomo come noi nell’incarnazione, il Figlio di Dio ha scelto per sé la vita dei poveri, degli indifesi, delle vittime. Dobbiamo riconoscerlo condividendo la sorte di coloro che vivono nell'insicurezza e nella paura, in balìa dei potenti. Una cosa è chiara: ci sarà pace solo quando scompariranno coloro che attentano contro gli innocenti. Lavorare per la pace, come anche noi vogliamo fare, comporta anche lottare contro gli abusi e le ingiustizie.
In questo sforzo, spesso doloroso e incerto, dobbiamo sapere che non siamo soli, che la nostra vita è sostenuta e guidata dalla Provvidenza di Dio. Per questo Matteo all’inizio del suo Vangelo scrive che il Messia sarà chiamato Emmanuele, “Dio con noi”. Così Giuseppe, tra sogni e paure notturne, cerca la luce e la forza per proteggere Gesù e sua madre. Per proteggere la vita.
Oggi tocca anche a noi fare la nostra parte.